Altalene sparite e risposte vaghe: quando l’Amministrazione rincorre i problemi invece di governarli.
Ancora una volta, ci troviamo a dover prendere atto di risposte amministrative che definire insufficienti è fin troppo generoso.
Sull’interrogazione relativa alla rimozione delle attrezzature inclusive dal Parco Bosisio, i cittadini si aspettavano chiarezza, precisione e responsabilità. Hanno invece ricevuto risposte sommarie, generiche e, in alcuni passaggi, persino sbagliate.
Su tutte, spicca un errore che non può passare inosservato: si afferma che dal 2019, anno dell’inaugurazione del parco giochi inclusivo, sarebbero trascorsi otto anni. Un’affermazione semplicemente falsa. I conti non tornano: gli anni sono sei, non otto. Un errore macroscopico che solleva più di una perplessità sulla serietà e sull’attenzione con cui vengono preparate le risposte istituzionali.
Ma il problema non è solo formale, ma sostanziale.
Per mesi — anzi, per quasi un anno — nessuno ha fatto nulla. Le altalene inclusive, elemento centrale di un progetto finanziato con fondi pubblici e pensato per garantire accessibilità a tutti i bambini, sono state rimosse e non sostituite. Da agosto dello scorso anno fino a oggi, maggio, il silenzio e l’inerzia sono stati totali.
Poi, improvvisamente, nella risposta si legge che “l’Amministrazione provvederà”.
Provvederà…
Viene da chiedersi: avrebbe provveduto comunque? O questo improvviso attivismo è frutto diretto della nostra interrogazione, che ha finalmente smosso acque ferme da troppo tempo?
La sensazione è chiara. Senza un’azione di controllo e denuncia da parte dell’opposizione, tutto sarebbe rimasto esattamente com’era: un parco pubblico privato di una componente essenziale, senza spiegazioni e senza interventi.
Siamo, ancora una volta, di fronte a una gestione che evidenzia una grave mancanza di controllo del bene pubblico e del territorio.
Qui però emerge anche qualcosa di più preoccupante: un disinteresse evidente, un’assenza di attenzione verso temi fondamentali come l’inclusività e l’accesso ai servizi per tutti i cittadini, a partire dai più fragili.
E quando al disinteresse si sommano errori evidenti e risposte approssimative, il quadro che ne deriva è uno solo: incompetenza.
Uniti e Liberi continuerà a vigilare, a porre domande e a pretendere risposte vere perché amministrare significa assumersi responsabilità, non limitarsi a rincorrere i problemi quando qualcuno li porta alla luce.
E i beni pubblici — soprattutto quelli pensati per i più piccoli e per garantire inclusione — meritano molto di più di questo.