Parco Bosisio aperto per pochi, risposta fuori tema: l’Amministrazione dribbla le domande.
Torniamo sul caso della chiusura del Parco pubblico Bosisio nel giorno di Pasqua, una vicenda che ha suscitato numerose segnalazioni e comprensibile malcontento tra i cittadini.
L’interrogazione presentata in Consiglio comunale era chiara, puntuale e articolata: otto domande precise per fare luce su quanto accaduto, su chi avesse autorizzato la chiusura del parco, su eventuali concessioni a privati e, soprattutto, sul perché un bene pubblico non sia stato accessibile a tutti in una giornata festiva, ma solo a pochi.
Eppure, la risposta dell’Amministrazione si è rivelata un completo fuoritema.
Invece di entrare nel merito delle questioni sollevate — come richiesto in modo trasparente e istituzionale — si è preferito divagare, spostando l’attenzione sul ruolo dell’associazione anziani nella cura e pulizia del parco. Un contributo importante, che nessuno mette in discussione e al quale va il giusto riconoscimento.
Ma questo non era certo il punto.
Nessuno ha mai inteso togliere merito a chi si prende cura del parco. Tuttavia, il fatto che un’associazione svolga attività di manutenzione non può e non deve trasformare uno spazio pubblico in un luogo di fatto gestito in modo esclusivo o discrezionale. Il parco resta un bene della collettività, e come tale deve essere accessibile, regolato e controllato dall’Amministrazione comunale.
Ed è proprio qui che emergono le criticità.
Se, come dichiarato dalla sindaca, il parco era chiuso nel giorno di Pasqua in base alla convenzione stipulata con AnCeSCAO, allora al suo interno non avrebbe dovuto esserci nessuno. La realtà, invece, racconta altro: persone presenti all’interno mentre altri cittadini, ignari e senza alcuna comunicazione preventiva, venivano lasciati fuori dai cancelli chiusi.
Una situazione inaccettabile, che solleva interrogativi seri sulla gestione dei beni pubblici e sull’equità di accesso.
Chi è entrato e perché? Con quale autorizzazione? Chi ha deciso chi poteva accedere e chi no?
A queste domande, purtroppo, non è stata data risposta.
Questa vicenda rappresenta l’ennesima dimostrazione di una preoccupante mancanza di controllo non solo del territorio da parte dell’Amministrazione ma anche sui beni che dovrebbero appartenere a tutta la comunità. Quando manca una supervisione chiara e trasparente, il rischio è quello di lasciare spazio a gestioni arbitrarie e a situazioni poco comprensibili per i cittadini.
Quando manca chiarezza, si apre la porta a gestioni non limpide e a disparità di trattamento tra cittadini. Ed è esattamente ciò che un’Amministrazione dovrebbe evitare, garantendo invece trasparenza, regole certe e rispetto per tutti.